Nella complessità di toni e di luce della vernice molle di Franco Durelli si svela l'evidenza di un meditato studio della natura. Un paesaggio nato dalla riflessione più che dallo sguardo. La memoria, come la morsura, lascia affiorare elementi minuti, mentre altri ne cela, parimenti a quanto avviene nella ricostruzione mentale di una veduta amata ed interiorizzata. La perizia del tratto non oscura l'emozione, attenuando la durezza del segno inciso, un lirismo nascosto nei dettagli.

A. Antoniutti


L'esperienza grafica di Durelli si colloca in una ricerca attenta a sottolineare i valori formali tramite un segno plastico ed evocativo pronto a carpire con intuizioni essenziali i tempi della luce che "radente" avvolge e precisa l'immagine. ...Durelli propone la sua esperienza "all'acquaforte" dove una sorta di coesistenza di forme o segni rivela il luogo dell'origine e del rapporto che l'artista trattiene, il rapporto costante coi suoi disegni e la sua storia. ... una memoria del presente che interferisce sul passato e che non è tempo perduto. Insomma la sua ragione sta tutta nel mostrarsi consapevolmente nel tempo con una grazia per fortuna non ancora perduta.

Carlo Cattaneo

... i lavori di Franco Durelli sembrano rinviarci ai disegni e ai pastelli inchiostrati che Henry Moore realizzò, numerosissimi, negli ultimi anni '40 (i rifugi di Londra), e alle sue sculture della maturità. Sembrano perché a guardare attentamente, il riferimento è di comodo, un punto di partenza subito dimenticato. Il mondo di Durelli, l'attenzione morale e quella dell'animo, stanno al maestro inglese come un canto di gioia alle cadenze solenni e sinistre del Dies Irae... Se l'uomo di Moore è struttura giacente, architettura abbattuta, quello del nostro è macchina scattante, non è peso ma leggerezza.

Renzo Vespignani


... un discorso a parte va fatto sul lavoro di incisore che Durelli ha approfondito con sempre maggiore impegno e dedizione, a cominciare dalle prime incisioni su tonalità marroni, rese emotive da un forte chiaroscuro, per finire alle più recenti dove si affiancano un segno vibrante ed una luminosità nelle forme che, a mio avviso, lo fanno emergere in questo campo.

Pino Reggiani


... c'è in queste acque forti una sobrietà così poeticamente onesta da diventare facoltà profonda di valorizzazione dei dati che organizzano lo spazio ed i suoi ritmi in una visione che rimandano a certe grandi lezioni dei nostri "Primitivi" rivissute da un'artista moderno con tutto il sentimento della devastazione di storia e di "ismi" estetici di questi decenni ultimi. E' proprio dalla spoliazione severa dei membri dei suoi scenari di ogni possibile orpello vedutistico che Durelli ottiene i risultati più interessanti della sua pronuncia seccamente lirica. Dalla rastremazione, insomma, nasce la ricchezza...

Mario Lunetta


E ritmi verticali ed allusivi anche nel più giovane Franco Durelli. In quelle "Figure" massificate, concepite, quasi, a tutto tondo per suggerire un attimo esistenziale: mentre un'ombra si affaccia divenendo interrogativa. E avrà, l'artista, i suoi riferimenti, sublimati tuttavia in un affiato che sempre obbedirà alla voce dell'Io. Così divenendo, la sua immagine, diretto frutto, e significativo, di un particolare felice istante di creazione. A sua volta, il segno, sarà intreccio complesso, dando peso scultoreo alle masse stesse che si trasformeranno in volumi. In volontà di essere, prima ancora di apparire.

Domenico Guzzi



La sottile punta di acciaio accarezza appena la superficie di cera che ricopre la lastra di zinco: la mano è leggera, delicata. Durelli frena la sua propensione ad eventi materici densi, cupi, con pochi squarci di luce che illuminano figure, oggetti o paesaggi, come nella sue precedenti acqueforti, nelle quali il segno è coperto da velature più o meno intense, funzionali a determinare visioni "crepuscolari" immerse in una "aura senza tempo tinta" di dantesca lezione. Egli è teso a cogliere l'atmosfera del reale, l'"Attimo fuggente" che traduce in immagini delicate, soffuse di poetico stupore dell'esistente, pur nella ridotta dimensione minima della superficie di un piccolo quadrato, come certe finestre dell'architettura mediterranea.

Franco Portone


... Dolci linee che raccontano le sinuose colline che ospitano, descritti con padronanza e certezza di tratto, il paesaggio arroccato sull'estrema punta, aree boschive, la laboriosità dell'uomo che, anche se industrializzato, ara il suo campo.... Il Durelli incisore è da ricercare soprattutto nei paesaggi descritti con pochi ma essenziali elementi.
Uno fra tutti è l'albero. Simbolo della vita che continua e si rinnova, ma è anche il testimone incondizionato di spazi dove domina imperioso. Presente in primo piano, quasi sempre sulla destra, dal tratto energico, dato da poche linee, rafforzate dal colore steso a macchia, l'albero si erge maestoso su brulli paesaggi avvolti da nitida luce.

Nicoletta Di Benedetto


... Così il poeta del paesaggio, Franco Durelli, si esprime nella sua fantastica visone della natura. ... L'arco esprime spazi aperti inseriti nella natura, questa non certo matrigna, come appariva a Lucrezio e ripresa dal Leopardi. E' una natura che suggerisce a Franco Durelli di rigenerarsi e rinvigorire il suo animo di guerriero del segno e "maestro della china", così direttamente l'artista vive in una simbiosi mistica. ... Questo è l'architetto del segno capace di orchestrare con pochi tratti la pace della natura.

S. Monti


Su questi interminati spazi oltre i quali lo sguardo vaga o si concentra, assorbito dalle macchie boscose suggerite dall'addensarsi del tratto, campeggia sempre l'architettura, il segno dell'uomo. I luoghi perdono il loro referente immediato presentandosi, piuttosto, come immagini epifaniche dalle quali riemerge l'infanzia, il tempo nel quale la conoscenza si viveva come gioco innocente, le terre dalle quali, con lacerante dolore, ci siamo allontanati per affrontare la vita.

Laura Scagliola


Paesaggio toscano. Paesaggio umbro. Paesaggio marchigiano.... Franco Durelli pone una sorta di aut-aut assoluto e straziato: la centralità dell'Io. Improvvisamente guardando i suoi paesaggi fatti di case sopite, di cieli aperti, di alberi dormienti, si pensa a Saffo filtrata attraverso Shelley. Si pensa alla poesia. ... Alberi, case, cieli, nuvole, vento. Movimento di volta in volta da lied, sonata, romanza, fuga. Lo spazio si immerge nel tempo. Il tempo si auto-cancella.

Lucia Mica li